Non di solo Pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4)
Il digiuno non è uno sforzo umano da offrire a Dio come una sorta di pagamento o di dazio. Significa piuttosto associarci e partecipare alla fame stessa di Gesù e al suo desiderio d’amore e di salvezza per noi. Sulla croce il Signore dice “Ho sete”. Fuori da questa comunione con Gesù il digiuno smette di essere una pratica cristiana. Sentire il morso della fame e della sete, unendo a questo gesto la nostra preghiera a Cristo, ci fa entrare nel Suo cuore e ci ricorda:
- il bisogno che abbiamo di Lui
- quanto fragili siamo senza un semplice pasto
- quanto hanno bisogno le persone e i poveri vicino a noi
Il digiuno ci aiuta inoltre a moderare le esagerazioni delle cose buone che abbiamo e ad accorgerci di quelle cattive che dobbiamo eliminare.
Da “Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza”
I1 senso cristiano del digiuno e dell'astinenza spingerà i credenti non solo a coltivare una più grande sobrietà di vita, ma anche ad attuare un più lucido e coraggioso discernimento nei confronti delle scelte da fare in alcuni settori della vita di oggi: lo esige la fedeltà agli impegni del Battesimo.
Ricordiamo, a titolo di esempio, alcuni comportamenti che possono facilmente rendere tutti, in qualche modo, schiavi del superfluo e persino complici dell'ingiustizia:
- il consumo alimentare senza una giusta regola, accompagnato a volte da un intollerabile spreco di risorse;
- l'uso eccessivo di bevande alcooliche e di fumo;
- la ricerca incessante di cose superflue, accettando acriticamente ogni moda e ogni sollecitazione della pubblicità commerciale;
- le spese abnormi che talvolta accompagnano le feste popolari e persino alcune ricorrenze religiose;
- la ricerca smodata di forme di divertimento che non servono al necessario recupero psicologico e fisico, ma sono fini a se stesse e conducono ad evadere dalla realtà e dalle proprie responsabilità;
- l'occupazione frenetica, che non lascia spazio al silenzio, alla riflessione e alla preghiera;
- il ricorso esagerato allo smartphone e agli altri mezzi di comunicazione, che può creare dipendenza, ostacolare la riflessione personale e impedire il dialogo in famiglia.
1) La legge del digiuno “obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate” (Paolo VI, Paenitemini)
2) La legge dell'astinenza proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.
3) Il digiuno e l'astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri (o il primo venerdì di Quaresima per il rito ambrosiano) e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale.
4) L'astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell'anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l'astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.